La scala bebop è una porta. Una porta bellissima, che si apre direttamente sul linguaggio del jazz. Ma molti chitarristi, una volta entrati, si fermano sulla soglia. Continuano a suonare la scala, e non entrano mai nella stanza.

In questo articolo ti mostro uno dei modi per fare il primo passo oltre la soglia. Non è l’unico, ma è un passo concreto, che puoi provare oggi stesso.

Perché la scala bebop funziona

Prima, però, vale la pena capire perché la scala bebop è così preziosa. Prendiamo un accordo di Do settima. Il suo modo è il misolidio: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si bemolle. Sette note. Se le suoni in ottavi, su un tempo in quattro quarti, succede una cosa scomoda: dopo il primo giro le note dell’accordo cominciano a cadere sui tempi deboli, e la linea suona fuori sincrono.

La bebop dominant risolve il problema con un’idea semplicissima. Aggiunge una nota di passaggio, il Si naturale, tra la fondamentale e la settima minore. Le note diventano otto, e scendendo da Do le quattro note dell’accordo cadono tutte sui tempi forti: Do, Si bemolle, Sol, Mi. È il primo vero contatto tra la scala e il tempo, ed è per questo che suona subito “bebop”.

Barry Harris insegnava molti modi per elaborare la scala bebop dominant, partendo da qualsiasi nota della scala. Ma per cominciare a usarla, il modo migliore è partire in battere da una delle note strutturali dell’accordo: la fondamentale, la terza, la quinta o la settima. Così tutto funziona. Il rovescio è che, alla lunga, diventa un po’ limitante. Ed è proprio qui che molti si fermano.

I tre cromatismi di Barry Harris

Una prima alternativa, sempre partendo in battere dalle note dell’accordo, è aggiungere altri cromatismi. È un’idea che Barry Harris, uno dei grandi maestri di questa musica, ha messo in ordine con le sue regole: lo stesso risultato si può ottenere in più modi. Oltre al Si naturale tra la fondamentale e la settima, ne possiamo aggiungere altri due.

Il secondo va tra la terza e la nona: tra Mi e Re passiamo per il Mi bemolle. Il terzo va tra la nona e la fondamentale: tra Re e Do passiamo per il Re bemolle. Scendendo da Do, la linea diventa così: Do, Si, Si bemolle, La, Sol, Fa, Mi, Mi bemolle, Re, Re bemolle, Do. E le note dell’accordo continuano a cadere sui tempi forti.

Attenzione, però: non è una versione “migliore” della bebop dominant. È un’altra strada. La linea si allunga, si piega, cambia colore, e ti porta verso frasi che con un solo cromatismo non sarebbero nate. E soprattutto ti fa scoprire che dentro la stanza le possibilità sono tante: questa è solo una delle porte.

Come allenarlo

Parti in battere da una delle quattro note dell’accordo: Do, Mi, Sol o Si bemolle. Scendi in ottavi su una base di Do settima e lascia entrare i tre cromatismi quando li incontri. Ascolta dove cadono le note: se l’accordo resta sui tempi forti, la linea è a fuoco.

E a quel punto, forse, ti verrà una domanda. Se la scala era solo la porta, cosa c’è davvero dentro la stanza?

Dentro c’è il punto in cui il lessico incontra il ritmo, l’armonia e l’orecchio. Ma quale di questi, nel tuo modo di suonare, oggi ti tiene sulla soglia? Nel video gratuito sul Cerchio dell’Eccellenza ti mostro i dieci ambiti e come capire da dove partire.

l Cerchio dell’Eccellenza, i dieci ambiti della chitarra jazz – video gratuito di Manuel Consigli

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